Borgo

Torretta

 Fideliter  Vigilant

Indice

Attività del borgo

L’anno del Borgo Torretta inizia molto presto: la nostra prima manifestazione infatti arriva nella notte precedente l’Epifania! Si tratta della “Tombolata Torrettese”, che si svolge nel salone parrocchiale dove, tra ambi, terni, tombole e apparizioni della Befana, passiamo una serata tutti insieme in attesa dell’ultima festività natalizia.

A febbraio è poi la volta del “Tradizionale Polentone Torrettese” , il carnevale più vecchio della città, nonchè nostra prima e storica manifestazione, durante il quale viene distribuita la ormai celeberrima polenta accompagnata degnamente da condimenti, dolci e stuzzicherie. Nel pomeriggio poi si svolgono i giochi dei bambini e intervengono alla nostra manifestazione anche la Banda “Città di Asti” e la famiglia delle Maschere Astigiane.

In piena estate poi si svolge la festa “Torretta sotto le stelle”, manifestazione che da un decennio caratterizza il nostro luglio. In queste serate, oltre alla possibilità di gustare “a cielo aperto” le nostre proposte gastronomiche, ci fanno compagnia spettacoli vari e piacevolissima musica, per festeggiare insieme l’estate ormai arrivata.

Ultimo appuntamento in ordine di tempo è poi quello del “Vin Brulè di Natale” quando, dopo la Messa di Mezzanotte, sul sagrato della chiesa Nostra Signora di Lourdes, il nostro piccolo stand diventa il punto d’incontro per scambiarsi gli auguri davanti a una fetta di panettone e un buon bicchiere di vin brulè.

La corsa del palio

Eccetto le edizioni pre-belliche, il Borgo Torretta corre il Palio dal 1967. Nonostante sia uno dei borghi con più finali all’attivo solo tre volte è riuscito ad aggiudicarsi il drappo, e curiosamente, i primi due nello stesso giorno a distanza di 28 anni esatti: il 19 settembre, nel 1976 e nel 2004, e il 16 settembre nel 2013.

19 settembre 1976

La Torretta decide di scendere in Campo del Palio con Mariolino Beccaris, detto Chiodino, sul cavallo polacco Cel, ribattezzato per l’occasione Cus-Cus. Nei primi sei anni di vita propria il borgo ha provato quasi tutti i piazzamenti nella finale, compreso un bruciante secondo posto nel 1975. La speranza è di poter finalmente mettere le mani sul Palio, nonostante i favoriti siano altri.Ma nel primo pomeriggio il giallo: il nostro cavallo non sta bene, rischiamo seriamente di non poter correre, ma quando ormai la situazione pare compromessa un cavallante riesce a rimettere in sesto Cus Cus che può partecipare alla batteria, dove arriva secondo dietro al Don Bosco, e conquista la finale. La Corsa è palpitante e combattuta, con la Torretta che partita leggermente dietro guadagna posizioni ma sembra ormai fatta per il Don Bosco. Al terzo giro però il colpo di scena: il fantino gialloblu cade, consegnando il primo posto alla Torretta dopo un vigoroso scambio di nerbate tra Mariolino e il fantino di SanLazzaro, che arriverà secondo. Per la Torretta e per il suo fantino è il primo trionfo, ancora più bello perché inaspettato! Così un serpentone di borghigiani festanti risale la città fino a Corso Torino, portando con se il sudatissimo Palio disegnato da Gea Baussano.

 

19 settembre 2004

La sede della Corsa è nel frattempo mutata, si corre nella centralissima Piazza Alfieri, che ci ha dato già grosse delusioni specie nel 1992 e nel 2001. La Torretta ci arriva con Giuseppe Zedde, giovane fantino senese detto Gingillo, che monta il purosangue Ergo Song, per l’occasione soprannominato Fischietto, strappato agli acerrimi rivali di Santa Caterina per i quali aveva vinto il drappo l’anno prima. La speranza di tutti è che si ripeta. La batteria riserva qualche patema alla mossa, ma ci vede secondi, e in finale, dietro al sorpendente Baldichieri. La Corsa, visti i tempi perfetti seguiti nelle batterie, viene ripresa dalla RAI in diretta nazionale e già alla seconda mossa viene data partenza buona. Gingillo scatta con decisione al comando, il suo vantaggio va sempre più ad aumentare, e Cattedrale pare essere l’unico rione in grado di contrastarlo anche se resta sempre a debita distanza. Al terzo giro la Torretta prende il largo, tanto che all’ultima curva Gingillo mette le briglie in bocca e alza le braccia come per spiccare il volo, in un gesto che diviene il simbolo del trionfo torrettese. Non appena Fischietto passa il bandierino la piazza si colora di biancorossoblu, per una straordinaria festa attesa da 28 anni!! Il drappo surreale di Colombotto Rosso ci viene consegnato mentre ormai molti di noi si stanno arrampicando per prenderlo, poi iniziano i giri celebrativi della piazza, e ad ogni giro il serpentone si allunga sempre più fino ad apparire come un fiume.. Un Palio praticamente perfetto, con nessuna caduta, nessun cavallo ferito, tempi perfettamente seguiti e il trionfo della Torretta!!

 
 

16 settembre 2013

Una corsa, rinviata sotto la pioggia di domenica al lunedì, anomala e contestata che è andata via veloce sotto gli occhi del mossiere Renato Bircolotti. Partito, subito in grande vantaggio, Giuseppe Zedde ”Gingillo” conquista il drappo staccando San Secondo e Cattedrale.Tra le tribune semivuote e il parterre chiuso al centro della pista di piazza Alfieri, senza figuranti in costume e senza turisti, in un clima lontano da quello che gli astigiani sono stati abituati a respirare, tra i 21 borghi, rioni e comuni in gara, ci portiamo a casa il drappo in una corsa anomala del lunedì pomeriggio.

 

Sbandieratori e musici

Il fiore all’occhiello del Comitato Borgo Torretta sono sempre stati gli sbandieratori, gruppo nato subito con la costituzione del Borgo Torretta nel 1970, ma che è diventato autonomo nel 1972. Ha vinto per ben dieci volte il Palio degli sbandieratori di Asti, manifestazione che dal 1977 dà modo ai vari gruppi rionali di sfidarsi per la supremazia cittadina a pochi giorni da San Secondo, nel mese di maggio.

 

Il gruppo ha partecipato a varie manifestazioni tra cui ricordiamo il palio di Alba, Legnano, le rievocazioni storiche di Gavi Ligure, Imperia, Cassano d’Adda, Pavia, Milano, Saluzzo, i carnevali di Ivrea, Diano Marina, Pont S. Martin, Crescentino, il convegno internazionale Folkloristico di Pieve di Sacco, il meeting internazionale di Atletica leggera allo stadio delle Alpi, la presentazione della Punto, ospite in varie trasmissioni televisive regionali, esibizioni all’estero come Losanna e Villar sur Ollon in Svizzera, S. Julien M. Denis e Chambery in Francia, alle giornate Medievali nella repubblica di San Marino, a Bilbao in Spagna, a Halmstad in Svezia.Il nostro gruppo ha fatto della “sbandierata classica” il suo cavallo di battaglia e anche se negli ultimi anni si è evoluta rimane ben presente la matrice stilistica d’origine. Attualmente si compone di più di trenta elementi divisi tra sbandieratori, tamburini e chiarine.Pur tenendo come massima espressione di esibizione la classica “otto” sa proporre anche esibizioni di singolo, coppia e piccola squadra composta da sei elementi, tutte quante sapientemente accompagnate dal gruppo musici, immancabile e suggestivo tappeto sonoro dei giochi di bandiera dei nostri alfieri.

Nel febbraio 2011 il Gruppo Sbandieratori e Musici del Borgo Torretta si è iscritto alla Federazione Italiana SBandieratori (FISB) al fine di poter migliorare ulteriormente il livello delle proprie esibizioni e per motivare in modo sempre maggiore i suoi componenti.

Corteo Storico 2019: Vergini, vedove e donne sposate 

Tra la fine del secolo XIII e l’inizio del XIV, anche nella florida Asti, ricca di attività commerciali e bancarie, le donne vengono classificate anche tenendo conto del criterio spirituale della castità, lasciando in secondo piano classificazioni di tipo sociale. Entro il variegato universo femminile, suddiviso in fanciulle, madri di famiglia, donne anziane, regine, contadine, badesse, novizie, ancelle, dame, emergono tre categorie di donne in cui tutte queste figure trovano una propria collocazione come attirate da una forza ordinatrice. Si tratta di tre categorie antiche ed autorevoli, incessantemente evocate dagli scritti di uomini santi e sapienti: le vergini, le vedove e le donne sposate. Sono tutte donne caste: per scelta di rinuncia, per un evento fortuito o per adempiere virtuosamente al debito coniugale. La vergine è tale non tanto e non solo per l’integrità del suo corpo ma soprattutto per la purezza dei suoi pensieri, lontani da ogni concupiscenza, grazie alla scelta meditata che ha saputo fare e mantenere; un corpo da sempre incontaminato consente alle vergini di incarnare nel modo più completo e perfetto i valori morali che tutte le donne devono perseguire nei limiti e nelle forme consentite dalle loro condizioni. Con la morte del coniuge lo status di una donna poteva rimanere fortemente compromesso; le vedove che avevano un buon patrimonio potevano assicurarsi un posto presso le esigenti comunità delle benedettine, delle cistercensi e in seguito delle domenicane oppure, se godevano di proprietà e rispetto sociale, avevano ottime possibilità di risposarsi. Ciò non valeva senz’altro per le giovani vedove senza mezzi e per tutte le donne sole e bisognose, in città e in campagna, che potevano al massimo aspirare a entrare nella comunità delle donne di servizio. Le donne sposate dedicano tutte loro stesse alla famiglia come mogli e come madri. L’unità di marito e moglie è anche complementarietà economica : infatti oltre a filare e tessere, occuparsi degli animali domestici,  curare e pulire l’abitazione, la donna amministra e conserva quanto il marito produce, guadagna e accumula. Le vergini, le vedove e le donne sposate sono donne caste in quanto la castità ha la sua sede nell’anima pur avendo nel corpo la sua natura.

 

Tratto da “Storia delle Donne” “Il Medioevo”  a cura di Christiane Klapisch-Zuber

Edizione Laterza  1990 da pag. 98 a pag. 101- da pag. 382 a pag. 383


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